Tempo fa parlavo con un validissimo amico, esperto di stampa 3d e di tante altre cose che si collegano a tutti gli aspetti del fenomeno “makers”. Gli comunicavo la mia preoccupazione, se si può dire così, che da un paio di anni ormai la stampa generalista non si occupa più di parlare della stampa 3d, tantomeno i programmi televisivi, e che l’onda mediatica era completamente passata, con inevitabili ricadute sul fenomeno e sui risvolti economici che conseguono. Egli mi disse, con parziale ma saggia ragione, che proprio nel momento in cui i media non parlano più della cosa, significa che il settore è consolidato, e non è più il caso di parlarne. Cioè come dire, nessuno spiega su un giornale cosè o come si usa un computer o un cellulare, perchè tutti gli adulti lo sanno. Si può parlare delle novità, delle innovazioni, dei nuovi modelli, ma non a cosa serve, sarebbe ridicolo. Beh, quando me lo disse sembrava acuta come osservazione, e lo è in effetti, peccato però che la stampa 3d casalinga è diventata proprietà dei soli “veri” hobbisti o piccoli professionisti e studi, ma l’idea di “una stampante in ogni casa” è definitivamente tramontata, almeno per la stampa così come la conosciamo.

 

STAMPA 3D PER TUTTI

   Parto da me. Quando ho sentito parlare dei primi articoli di stampa 3d casalinga? Mi sembra verso il 2012, quando ho cominciato a vedere i primi articoli su Wired. Avevo personalmente utlizzato una stampante a polvere verso il 2000 (la piu’ usata allora, soprattutto tra gli architetti, ma quelli che potevano spendere molto) ma come poche altre stampanti in circolazione, erano costosissime. Poi, propio in questi articoli si illustrano le prime stampanti low-cost, ingombranti poco piu delle stampanti per documenti, e quindi, in sintesi, “personali”, “casalinghe” o “da ufficio”. La tecnica poi, teoricamente semplice e anch’essa a basso impatto sul portafoglio, derivava dalla FDM della Stratasys e battezzata FFF, un filo plastico avvolto in bobina e riscaldato a circa 200 gradi, che una volta fuso e direzionato da un sistema cartesiano o polare, costruiva (sempre per strati, quello non e’ mai cambiato) il nostro pezzettino disegnato o scandito. La stampa tridimensionale rende concreto di materializzazione di oggetti virtuali. Wow.

La grande rivoluzione. Da quell’anno, ti collegavi ad un qualsiasi sito web di informazione e senza mancare neanche un giorno, c’era l’articolo del giorno che strombazzava la next big thing to come. La rivoluzione gia’ bella e pronta, e neanche ce ne eravamo accorti. Sentite questa: “Immaginate un mondo dove potrete fare a meno di negozi, spacci e rivendite. E’ domenica, botteghe e ferramenta sono chiusi. Proprio oggi che pensavate di montare il nuovo scaffale! Sfortuna: vi rendete conto di non avere quella maledettissima chiave a brugola da 6. Che fare? Prendere la macchina e guidare un’ora per perderne un’altra in un affollato ipermercato? Escluso. In quel mondo sopra descritto, a quel punto, aprirete il computer ed acquisterete un progetto di stampa 3D da un portale specializzato, e lancerete una stampa 3D. Nel giro di un quarto d’ora o poco piu’, avrete pronta per l’uso la stramaledettissima chiave di cui sopra”. 

Gia’, peccato la brugola si spacca subito e avrete perso un quarto d’ora in piu’.

Futurismo. Un attimo, la frase non era finita: non si e’ detto subito, siamo molto lontani, parliamo di quando le polveri di metallo saranno disponibili per tutti. Ah ok, allora il futuro e’ molto remoto. Intanto cominciamo a fare vedere quelle a plastiche (molto bella l’idea dei filamenti in PLA ecocompatibili contro il petrolifero ABS) e poco dopo a resina, con tecnologie DLP e mini SLA. Le stampanti passano da pochi mesi da piu’ di 2000 euro a meno, finanche a un terzo, di ogni foggia, dalle piu’ curate nel design con veri chassis metallici alle piu’ spartane ma aperte e autocostruibili (addirittura!) Reprap. Escono anche materiali “ingegneristici” per le stampanti low-cost, come nylon, resine tough, pero’ siamo ancora lontani dai costi che si desideravano. Purtroppo si affacciano alle fiere tecnologiche anche le stampanti per il cibo, cioccolato in primis. Ricordo ancora una fiera a Londra, con tanto di tavoli imbanditi e stampanti alle spalle dei commensali che intendevano stupire per le forme strane dei prodotti. Per fortuna non se ne parla quasi piu’.

Intanto pero’ si comincia a favoleggiare anche in territori decisamente piu’ seriosi, come questo: “Nel deserto, una truppa di militari e’ pronta per una missione delicata. I soldati sono in fila di fronte alla stampante 3d del reparto, in attesa che sia pronta la loro dotazioni: droni e robot teleguidati per esplorare il territorio e una mappa tridimensionale della zona“. Questo forse si fa gia’, ma non lo sapremo mai.

Cosa stampare. Mentre le fiere tecnologiche, di alto e basso livello, si riempivano di questi cubi con colori primari estrudendo chilometri di fliamenti fusi (senza dimenticare le “penne” in grado di stampare, molto gradite ai (soli) bambini), la gente cominciava a rendersi conto che come molti non sono bravi a disegnare su un pezzo di carta, figurarsi al computer. E se qualcuno era bravo in due dimensioni, magari faceva fatica in tre. Ma siccome a tutto c’e’ rimedio, e uno non puo’ acquistare la stampante e non sapere cosa stampare, ecco che nascono e fioriscono comunita’ di appassionati che metteno a disposizione in maniera quasi sempre gratuita modelli stampa-e-vai. Nascono cosi’ Thingiverse, Cubify, Turbosquid, e altri, ancora attivi oggi e salvatori di tanti stampatori “zoppi”. Modelli a volte buoni, a volte meno (beh la qualita’ in genere si paga..) ma comunque in grado di far partire la nostra macchina. I modelli caricati diventano milioni in breve tempo, con uno spirito di scambio e condivisione che non si vedeva da tempo, o forse non era mai esistito. Dai regali di Natale per i piu’ piccoli alle figure dei film di fantascienza, dai portachiavi a vasetti stravaganti, oggettini plasticosi cominciavano a comparire nelle case.

Va bene ok, non e’ che tutti devono scaricare, ci sono fior di disegnatori ovviamente. Chi non possiede costose licenze, perche’ non e’ un professionista del settore ma si sente comunque portato a disegnare in tre dimensioni, cominciano ad uscire programmi gratuiti, alcuni decisamente validi, come 123 della Autodesk (oggi scomparso come molti altri programmi free), mentre chi si sente piu’ lanciato ed affine passa attraverso Blender, Rhino, Grabcad, Tinkercad se non piu’ semplici sotware per tablet. Cosi’, se qualcuno impara ma poi lascia perdere perche’ gli passa la fantasia, qualcun altro non impara proprio, alcuni neo disegnatori si associano per realizzare notevoli progetti come la realizzazione di protesi a basso costo e fantasioso design, alcune molto bizzarre, altre decisamente piu’ serie e pensate per i paesi piu’ sfortunati, ma di questo parleremo in altra occasione con le lodi che si merita.

Semplicita’ d’uso. Comunque, ammesso che si sia arrivati alla fine di un disegno leggermente piu’ complesso di un cubo, nel momento in cui la stampante comincia a depositare il primo strato, c’e’ sicuramente una grande emozione..siamo arrivati! No, un momento, forse c’e’ stato qualcosa in mezzo..

 Primo: dipende dalla stampante che ci siamo acquistati. Se non siamo stati abbastanza oculati, se abbiamo acquistato su internet senza averla mai vista in azione ad una fiera o in uno dei pochi negozi, potremmo trovarci di fronte una macchina non ben progettata, quindi non rigida e tremolante durante l’uso (si’ perche’ come hanno sempre insegnato i costruttori di macchine utensili, la carcassa che sorregge tutto deve contrastare le vibrazioni, anche se non asportiamo materiale e le sollecitazioni sono molto minori). Oppure fa un rumore del diavolo, e occorre cambiare stanza quando si scrive al computer. Oppure puzza terribilmente perche’ non scalda in maniera adeguata (ma i vapori dell’ABS vanno in ogni caso asportati per la nostra salute). I costruttori di stampanti nascono come funghi, alcuni ci provano in buona fede ma falliscono nei risultati, altri vendono decisamente ciarpame, qualcuno ci casca e si arrabbia. Il mercato del brutto usato comincia a nascere. E quindi, nel giro di poco, comincia la scrematura, e si fanno avanti marchi di qualita’ nel mercato delle stampanti sotto i 5000 euro, che ancora oggi vanno avanti con successo. Stranamente, alcuni brand che nel 2104/15 facevano da padroni, oggi sono decisamente relegati nell’angolo. Resta sempre il fatto che se anche una stampante costi solo 1000€, sono sempre mille euro (due milioni di lire), non per tutti.

 Secondo: disegnato o scaricato il pezzo, lo butto nel programma di stampa, a corredo di ogni stampante. Ma il pezzo va sostenuto da supporti durante la stampa, e non e’ che la generazione automatica dei supporti sia sempre valida, anzi. Molte volte i supporti ce li dobbiamo disegnare noi. Problemone. E se non si e’ capaci a disegnare un supporto valido? Certi software sono solo in inglese, la persona di una certa eta’ potrebbe avere problemi a capire messaggi di errore a volte cervellotici.

  Terzo: la stampante non e’ un microonde che premi il pulsante e tutto va bene. Certe stampe escono, sopratutto all’inizio, pessime. Innanzittutto le macchine vanno calibrate per il letto di stampa, livellate, altre sono complicate anche solo nell’inserimento del filamento, ecc. Il materiale che pensiamo sia perfetto nella sua struttura puo’ essere di bassa qualita’ (e anche qui la scrematura negli anni e’ stata necessaria) e rompersi, per certi pezzi, a seconda del disegno, puo’ andare bene un materiale anziche’ l’altro, ecc.. per non parlare di stampe che sembra perfette, salvo poi interrompersi a meta’ o staccarsi dal letto di stampa, o crollano su se stesse per errati supporti. insomma di soldi di stampe sprecate ne vanno via molti, e qualcuno si scoccia.

We do not need a designerC’e’ un aspetto che forse va sottolineato piu’ di tutti per la sua perplessita’, giustamente sottolineato anni fa da ninjamarketing.it. E’ vero che la stampa 3d puo’ essere un’ottima alternativa soprattutto per tutti quei paesi a basso costo del lavoro: si pensi a quanti passaggi in meno esistono nella produzione di un oggetto. E’ vero anche che in questo modo tutte le aziende start up hanno finalmente la possibilita’ di accedere al business, e non e’ poco!  Ma esiste pero’ la prospettiva di andare ad eliminare figure lavorative che invece erano indispensabili. Il disegnatore, il progettista che si intende di meccanica, e’ fondamentale per concepire anche semplici oggetti di arredo. Nel momento stesso in cui si possa lontanamente pensare di eliminare il progettista, siamo nei guai, tutti.

Rivoluzione industriale N.0.  Torniamo allora a bomba da dove siamo partiti. Se la stampa 3d di massa era partita come la “Rivoluzione 2.0”, illustri pensatori come Chris Anderson, fondatore di Wired, gia’ si sbilanciava a parlare della stampa a strati come la 3.0, lasciando il secondo posto alla rivoluzione informatica dei decenni precedenti (la stampa 3d, combina appunto la meccanica della prima con il digitale della seconda). Ma oggi, forse proprio perche’ la terza non e’ realmente avvenuta, si preferisce parlare di Rivoluzione 4.0 , legata alla industria 4.0, comprendendo pero’ solo la Additive Manufacturing (stampa di alto livello legata in primis alla produzione che alla prototipazione) e tralasciando la stampa di cui abbiamo trattato. Questo va decisamente in controtendenza con le previsioni di 4-5 anni fa, dove autorevoli società di analisi di mercato come Gartner e Wohlers davano per scontato la crescita esponenziale delle stampanti desktop rispetto a quelle industriali: nel 2017-18 la tendenza è assolutamente capovolta e lo sarà sempre di più, proprio per il fattore fondamentale di poter produrre finiti e non solo prototipi e oggetti low cost. Una stampante desktop ha dei limiti, e ovviamente i capitali da investire vanno laddove si può far concorrenza alle lavorazioni tradizionali di cnc. Quello che forse assisteremo tra qui a 10 anni, e marchi come Markforged lo stanno già dimostrando, è quello di avvicinare i due mondi, portare le stampanti di livello a prezzi accessibili, o se se vuole vederlo dal lato opposto, costruire desktop di alta fascia anche per produrre oggetti di metallo.

Tecniche di sopravvivenza.  Torniamo allora definitivamente a chiudere questa piccola (e personale analisi).

Chi ha veramente capito cos’è una stampante 3d desktop e a cosa serve veramente? Chi ne ha veramente compreso limiti e possibilità, senza farsi fuorviare dai fenomeni e dalla stampa (inteso come pezzo giornalistico) leggera e superficiale? Semplice, chi ci mette le mani, prova, sbaglia, spende soldi (mettendoli a preventivo), capisce i limiti del pezzo che esce e proprio su questi cerca di tirare fuori il meglio che può dare.

Molte persone che pensavano, purtroppo, di premere un pulsante come con le stampanti tradizionali a carta, si sono scontrati con una dura realtà. Ma nemmeno se ne può fare una colpa, perchè gli stessi possono non avere tempo o competenze per capire i problemi che ci sono per arrivare ad un risultato. Chi ha un service di stampa accusa spesso queste persone di negligenza, ma dimentica che chi fa un service fa solo quello tutto il giorno, e gli altri no..

Un articolo apparso su 3dprintingmagazine tempo fa, intervistando un bravo stampatore e diffusore, Simone Majocchi, che riassumeva bene la filosofia del processo:

“Ho solo iniziato prima di molti altri e ho fatto moltissima pratica, imparando trucchi, affinando tecniche e sviluppando una sensibilità da artista della stampa. Chiunque stampi con metodo e con un minimo di frequenza può tranquillamente fare quello che faccio io. (…) La forma 3D (la mesh da salvare in formato STL) deve tener conto dei vincoli della tecnologia e delle stampanti FDM. Di tecnologie ne esistono anche altre con vincoli e potenzialità diversi, quindi un oggetto inadatto a FDM può essere perfetto per SLS o per la stereolitografia. Se ho la possibilità di creare direttamente il modello, cercherò di ricordare le possibilità della stampante che poi utilizzerò. Il secondo passaggio è quello dello slicing, dove solo la scelta dei parametri ottimali consente di avere il miglior risultato con il minor tempo di stampa (che può non essere il più breve in assoluto, ma il più breve per un risultato di qualità). I parametri su cui intervenire sono parecchi e solo con l’esperienza si scoprono combinazioni efficaci. Ottenuto il file adatto alla stampa, ovvero il file con il G-Code, posso procedere alla messa a punto della stampante e all’avvio della stampa”.

Ossia, solo per appassionati veri.

 

Raccolta articoli apparsi su riviste

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